Messaggio del Vescovo

«Perché?».
I bimbi ci interrogano in continuazione, non si accontentano mai delle nostre spiegazioni, vogliono sape
e di più. Dopo una nostra risposta parziale, fanno un attimo di silenzio, rimuginano le nostre parole e tornano alla carica, ancora più incisivi: «Perché?». Il “perch锝, la domanda, é costitutiva di ciascuno di noi. Proprio l’esempio del bimbo é illuminante: il desiderio di sapere, di capire, di andare a fondo, di riflettere é un dono innestato nella nostra natura. Eppure, per un silenzioso e penetrante moto culturale, accade che il “diventare grandi”, il “crescere”, anziché accompagnarsi ad una maggiore capacità di analisi e disce
imento, finisca con lo spegnere i nostri “perch锝.

In effetti, siamo in un momento in cui «non conviene farsi troppe domande», in cui le leggi del consumo, unite a quelle dell’omertà civile, ci impongono dolcemente di «vivacchiare, e non vivere», come diceva il beato Pier Giorgio Frassati. Certo, siamo ben capaci di motivare i nostri comportamenti economici («compro questo prodotto anziché quello…»), di stabilire a tavolino, passo dopo passo, come crescere nella carriere, ma abbiamo enorme difficoltà anche solo a immaginare di incastonare nelle pieghe del quotidiano le cosiddette “domande esistenziali”: «Perché sono qui? Per chi e cosa vivo? Sto agendo secondo un’etica del bene? Ho ancoraggi morali?».

Allo stesso tempo, il velo che copre la nostra voglia di interrogarci in profondità, copre anche la domanda delle domande, quella che riguarda Dio. Esiste davvero un Padre che segue con amore, passione e sofferenza i suoi figli? E se credo che esista, cosa ci sta dicendo ora, in questo momento, in questa terra? Se parla all’umanità intera, cosa chiede in particolare a me madre, padre, figlio, uomo o donna, adulto o giovane?

La Quaresima di quest’anno, carissimi amici, anziché essere tempo del digiuno, sia tempo di abbondanza. Abbondanza di domande. Non occorre chiudersi in un eremo. È sufficiente ritagliarsi spazi di silenzio, paradossalmente anche in treno, in macchina, mentre si raggiunge il luogo di lavoro o di studio, magari di sera, prima di cena, o pochi attimi prima di mettersi a letto. Pensare, pensare a sé stessi, alla propria vita, ai propri comportamenti, alle persone che ci sono a fianco, alla propria città, alla propria terra. E chiederci se Dio sia così lontano da tutto questo.

Ma oltre ad un breve tempo di silenzio, amici, vi suggerisco anche di dedicare un tempo all’ascolto. La Parola di Dio é una miniera inesauribile di vita concreta e umanità . Non abbiate pregiudizi, quel Libro non é una favola! Ci sono persone in ca
e ed ossa: giovani pieni di ideali e giovani dissoluti, adulti tristi e adulti superbi, bambini lieti e bambini sfruttati, stranieri, credenti, non credenti, lavoratori e potenti. In quel Libro, poi, c’é un Uomo, Gesù, che si é fermato a parlare con ciascuno, ad ascoltare, a sanare, ad abbracciare. E che ha parlato ad ognuno di noi con un Verbo potente, incredibilmente razionale, incredibilmente umano e laico. Credetemi se vi dico che in quella Parola c’é l’arte del dubbio, ma anche il principio, l’incipit per una risposta profonda e seria a ciò che ci tormenta. Della Parola possiamo godere nella mensa eucaristica della domenica, ma anche giorno per giorno, seguendo la liturgia che la Chiesa propone alla famiglia umana. Allo stesso tempo, però, per non chiudervi in una dimensione intimistica, ascoltate chi vi sta accanto: ascoltate chi soffre e chi é felice, gli amici di sempre e quelli con i quali avete meno assiduità, ascoltate chi a malapena conoscete, ascoltate i poveri, in particolare i nuovi poveri, le vittime della recente e perdurante crisi economica. Non serve a niente, a vostro avviso, questo ascolto? Non vi rispondo ora, ma quando l’avrete fatto…

Silenzio e ascolto. E dialogo. Non basta riflettere da soli. Non é sufficiente ascoltare nella privatezza. Tutto ciò che meditiamo ha bisogno di confronto. Nel tempo di Quaresima, amici, rivolgetevi al vostro sacerdote, o ad una persona della quale avete stima, e che già ha intrapreso un cammino di fede. Non preoccupate di prendere il loro tempo, ne saranno lieti. Chiedete, chiedete, chiedete. Non per avere risposte infiocchettate, ma per il semplice valore che ha il condividere una domanda, un dubbio, un tormento.

Usciamo dalla solitudine! Usciamo dalla cultura del bastare a sé stessi! È questo il primo passo verso gli altri e, dunque, verso Dio! Lasciamoci toccare dalle grandi domande e dalla vita concreta che ci avvolge. La Chiesa, carissimi amici, ha assunto un impegno con la società italiana ben preciso: aiutare ogni uomo a leggersi dentro, passo dopo passo, con dolcezza, maternità e fraternità, per riscoprire il senso pieno della propria umanità . Per iniziare questo percorso insieme basta poco, basta avere un bimbo nel cuore che abbia ancora la voglia, la forza e il coraggio di chiedere: «Perché?».

+ Mons. Beniamino Depalma Arcivescovo
Vescovo di Nola

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